Dieta vegana, la crescita in gravidanza e nei primi anni di vita è associata a differenze minime rispetto allo sviluppo con un’alimentazione onnivora. È questa la notizia che emerge da un’ampia analisi pubblicata su JAMA Network Open il 5 febbraio 2026 (Growth Trajectories in Infants From Families With Plant-Based or Omnivorous Dietary Patterns di Avital K, Fliss-Isakov N, Shahar DR et al).
Lo studio prende in esame 1.198.818 bambini seguiti dalla nascita fino ai 24 mesi. L’obiettivo è chiaro: capire se il modello alimentare familiare – vegano, vegetariano o onnivoro – si associa a variazioni nelle traiettorie di crescita, nel peso, nella lunghezza e nel rischio di bassa statura o sottopeso dal momento che le diete a base vegetale sono state sempre più adottate nei paesi occidentali visto che possono anche ridurre il rischio di malattie non trasmissibili e migliorare gli esiti cardiometabolici. Tuttavia, persistono preoccupazioni circa l’adeguatezza nutrizionale in gravidanza e nella prima infanzia, timori che questo studio inizia a dissipare.
Peso alla nascita leggermente più basso
Alla nascita i figli di famiglie vegane pesano in media circa 100 grammi in meno rispetto ai coetanei di famiglie onnivore. Anche gli indicatori standardizzati dell’Organizzazione mondiale della sanità mostrano scarti inferiori a 0,2 punti: differenze statisticamente rilevabili, ma di entità clinica contenuta.
La quota di neonati con basso peso alla nascita è leggermente più alta nel gruppo vegano (6,1%) rispetto agli onnivori (4,6%). All’opposto, il peso elevato alla nascita è meno frequente tra le famiglie vegane.
Dieta vegana e crescita, il rischio di sottopeso
Se nella prima infanzia la prevalenza di bassa statura per età è simile tra i gruppi, intorno al 7%, il sottopeso, invece, è più frequente nei bambini di famiglie vegane e, in percentuali minori, anche in quelle vegetariane. Si tratta comunque di percentuali basse in termini assoluti e, soprattutto, la differenza tende a ridursi con il passare dei mesi.
A 24 mesi, infatti, il quadro è sostanzialmente sovrapponibile. La bassa statura interessa circa il 3-4% dei bambini, senza scarti significativi tra vegani, vegetariani e onnivori. Sottopeso e sovrappeso risultano rari e distribuiti in modo simile.
Le curve di crescita longitudinali mostrano andamenti quasi paralleli. Quando i ricercatori tengono conto del peso alla nascita e di variabili materne e socio-demografiche, le differenze si riducono ulteriormente.
In altre parole, parte dello scarto osservato nei primi mesi sembra riflettere dimensioni leggermente inferiori già alla nascita, più che un rallentamento progressivo della crescita.
Qualità della dieta e monitoraggio
Gli autori sottolineano un punto centrale nel dibattito su dieta vegana e bambini: la qualità della pianificazione nutrizionale. Lo studio non entra nel dettaglio delle scelte alimentari individuali né dell’uso di integratori come vitamina B12, vitamina D, ferro, iodio o omega-3 a lunga catena. Non sono disponibili nemmeno dati sull’indice di massa corporea materno o sull’assunzione proteica.
Per questo motivo le conclusioni restano prudenti. In contesti ad alto reddito, una dieta familiare vegana appare compatibile con una crescita adeguata nei primi due anni di vita. Tuttavia, nei primi mesi si osserva un rischio lievemente più alto di sottopeso, che richiede attenzione clinica e monitoraggio regolare.
Il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: più che l’etichetta “vegano” o “onnivoro”, conta la qualità dell’alimentazione e l’accompagnamento professionale durante gravidanza e infanzia. Nei primi mille giorni di vita, la sorveglianza della crescita resta uno strumento fondamentale, qualunque sia la scelta alimentare della famiglia.

di Elisa Orlandotti
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