
Rivolgerci a Ettore Pelosi, medico chirurgo, specialista di Medicina Nucleare e docente del corso di Alimentazione e Salute alla FunnyVeg Academy, è indispensabile per dipanare tutti i dubbi che possiamo avere sul glutine nella dieta: molti sono i miti che si sono creati attorno a questo complesso proteico e il fatto che la sua assunzione è rischiosa per chi ha patologie difficili da diagnosticare non aiuta nel trattarlo con serenità in cucina.
La celiachia e la gluten sensitivity, infatti, sono disturbi legati al glutine, ma hanno caratteristiche e necessità diverse. La celiachia è una malattia autoimmune provocata da un’intolleranza, che causa l’atrofia dei villi intestinali; è diagnosticabile tramite esami del sangue, biopsia duodenale e insorge spesso nei giovani. La gluten sensitivity, pur presentando sintomi simili alla celiachia, non è dimostrabile con gli stessi test e ha una prevalenza meno chiara. Come per la prima anche per la seconda si osservano benefici con un’alimentazione gluten free, ma in quest’ultima non è indispensabile.
Le cultivar antiche mostrano vantaggi: uno studio del Policlinico Gemelli di Roma ha evidenziato una significativa riduzione di sintomi come gonfiore e cefalea sostituendo la pasta comune con quella fatta con Senatore Cappelli, più digeribile, ricca di fibre e minerali. Alternare cereali e scegliere varietà tradizionali può migliorare il benessere per chi non ha una diagnosi di celiachia; l’importante è conoscere il glutine senza temerlo, gestendo la dieta in modo equilibrato.
Se abbiamo paura di soffrire di una delle suddette patologie o stiamo pensando di estromettere il frumento — e non solo! — dal nostro quotidiano leggiamo attentamente le parole del dottor Pelosi prima di ripulire la dispensa.
Quali sono i campanelli di allarme che ci possono far sospettare di avere la celiachia? Quali la gluten sensitivity?
La celiachia si manifesta con sintomi gastrointestinali come diarrea, gonfiore, dolore addominale e perdita di peso, ma anche con segnali meno noti, come stanchezza cronica, anemia, afte orali e problemi dermatologici. La gluten sensitivity, invece, causa disturbi simili (gonfiore, affaticamento, nebbia mentale), ma senza danni intestinali evidenti. In entrambi i casi, è fondamentale rivolgersi a un medico per una valutazione accurata e non una diagnosi fai da te, magari escludendo il glutine senza supervisione e rendendo così più difficile il percorso diagnostico successivo.
Nel momento in cui si inizia il percorso medico della ricerca della malattia, quali sono le difficoltà pratiche che le persone incontrano?
Chi sospetta la celiachia affronta diverse difficoltà: tempi lunghi per ottenere visite e test specifici (spesso da svolgere in momenti e luoghi differenti), confusione tra sintomi simili ad altre patologie e necessità di continuare a consumare glutine per una diagnosi corretta. Inoltre, molti faticano a essere presi sul serio dai medici, specialmente se i sintomi sono atipici. La gluten sensitivity, non avendo biomarcatori chiari, rende la diagnosi ancora più complessa, spesso portando a tentativi fai da te rischiosi per la salute.
Una volta rilevata la patologia, psicologicamente qual è l’ostacolo principale?
L’adattamento a un cambiamento alimentare permanente, che può generare stress, ansia e senso di isolamento. La paura di contaminazioni rende complessa la vita sociale, limitando cene fuori e inviti. Per chi ha la celiachia, la consapevolezza che anche piccole tracce di glutine possano causare danni aumenta la pressione. Nella gluten sensitivity, l’assenza di marcatori medici chiari può far sentire il paziente meno creduto, aumentando il disagio psicologico.
Quali sono i tre consigli pratici che dai a un celiaco appena diagnosticato? Come può impostare una dieta bilanciata e 100% vegetale?
Come prima cosa consiglio di imparare a leggere le etichette: il glutine è nascosto in molti alimenti e quindi è necessario controllare sempre gli ingredienti e scegliere prodotti certificati senza glutine.
Poi serve seguire una dieta vegetale equilibrata: privilegiare cereali naturalmente senza glutine come riso, quinoa, miglio, mais, amaranto, teff, sorgo e grano saraceno, abbinando legumi per ottenere proteine complete. Non ultimo integrare con frutta, verdura e frutta secca.
Un ulteriore passo può essere pianificare i pasti: preparare ricette nutrienti e sicure, sperimentando farine alternative e assicurandosi di assumere anche minerali, vitamine e acidi grassi indispensabili, come ferro, B12 e Omega-3.
Gli alimenti per celiaci si basano su ingredienti come amidi e grassi, sono sostenibili per il nostro fisico sul lungo periodo?
Molti prodotti industriali senza glutine sono ricchi di amidi raffinati e grassi, ma poveri di fibre e micronutrienti, aumentando il rischio di squilibri glicemici e carenze. Per una dieta sostenibile, è meglio puntare su alimenti naturalmente privi di glutine, come legumi, cereali integrali senza glutine e verdure. Integrare con grassi sani e fonti di proteine vegetali aiuta a bilanciare l’alimentazione, evitando eccessi di zuccheri e additivi presenti nei prodotti confezionati.
Toglici il dubbio: l’avena è senza glutine? E se ce l’ha, quando ce l’ha?
L’avena, in sé, è naturalmente senza glutine. Tuttavia, spesso viene contaminata durante la coltivazione, il trasporto o la lavorazione con cereali contenenti glutine come frumento, orzo e segale. Per i celiaci, è sicuro consumare solo avena certificata “senza glutine”, trattata in ambienti controllati. Inoltre, una piccola percentuale di celiaci può reagire all’avenina, una proteina dell’avena e quindi è consigliato introdurla gradualmente sotto controllo medico.
Molte persone non assumono glutine senza avere motivi medici, possono andare incontro a problemi o carenze?
Eliminare il glutine senza necessità medica può portare a squilibri nutrizionali. Molti cereali con glutine sono ricchi di fibre, vitamine del gruppo B, ferro e zinco. Sostituirli con prodotti raffinati senza glutine può aumentare il rischio di carenze e squilibri glicemici. Inoltre, una dieta senza glutine mal bilanciata può ridurre la diversità del microbiota intestinale. Se si sceglie di escluderlo, è essenziale compensare con cereali integrali senza glutine, legumi e una dieta varia per evitare deficit nutrizionali.
Se una persona ama lo sport e vuole evitare il glutine, su quali alimenti 100% vegetali deve puntare?
Chi pratica sport e vuole evitare il glutine dovrebbe puntare su alimenti vegetali ricchi di proteine, carboidrati complessi e micronutrienti essenziali. Le categorie indispensabili sono i cereali senza glutine e altri alimenti ricchi in carboidrati (quinoa, grano saraceno, riso integrale, miglio, amaranto e patate), le proteine vegetali (legumi della tradizione come lenticchie, ceci, fagioli, ma anche tofu, tempeh, edamame), grassi sani (avocado, frutta secca, semi di chia, lino e canapa) e micronutrienti (verdure a foglia verde per il ferro, funghi per la vitamina D, spirulina e alghe per Omega-3 e non solo).
Ci sono nuovi studi sul glutine e sulla celiachia? Su cosa si focalizzano?
Alcuni nuovi studi sulla celiachia si focalizzano su diagnosi e terapie innovative. Ricercatori canadesi hanno scoperto il meccanismo che innesca la risposta immunitaria al glutine, aprendo la strada a trattamenti mirati. Altri studi sviluppano test meno invasivi basati su biomarcatori come IL-2 e microRNA per una diagnosi precoce e un monitoraggio più efficace. Inoltre, ci sono ricerche che analizzano l’impatto delle politiche pubbliche sul benessere dei celiaci, evidenziando il ruolo del supporto sociale e nutrizionale.
Tu hai una vaga idea del perché molte persone confondono prodotti vegan e gluten free?
La confusione tra prodotti vegan e gluten free nasce da strategie di marketing e dalla percezione che entrambe siano “alternative salutari”. Molti alimenti vegani e senza glutine si trovano nelle stesse sezioni dei supermercati, rafforzando l’equivoco. Inoltre, chi segue diete particolari spesso associa automaticamente “senza” a più sano, anche se vegano e gluten free riguardano esigenze diverse: il primo esclude prodotti animali, il secondo il glutine, una proteina presente in alcuni cereali.
di Elisa Orlandotti
Articolo tratto da FV 74

Rivolgerci a Ettore Pelosi, medico chirurgo, specialista di Medicina Nucleare e docente del corso di Alimentazione e Salute alla FunnyVeg Academy, è indispensabile per dipanare tutti i dubbi che possiamo avere sul glutine nella dieta: molti sono i miti che si sono creati attorno a questo complesso proteico e il fatto che la sua assunzione è rischiosa per chi ha patologie difficili da diagnosticare non aiuta nel trattarlo con serenità in cucina. La celiachia e la gluten sensitivity, infatti, sono disturbi legati al glutine, ma hanno caratteristiche e necessità diverse. La celiachia è una malattia autoimmune provocata da un’intolleranza, che causa l’atrofia dei villi intestinali; è diagnosticabile tramite esami del sangue, biopsia duodenale e insorge spesso nei giovani. La gluten sensitivity, pur presentando sintomi simili alla celiachia, non è dimostrabile con gli stessi test e ha una prevalenza meno chiara. Come per la prima anche per la seconda si osservano benefici con un’alimentazione gluten free, ma in quest’ultima non è indispensabile. Le cultivar antiche mostrano vantaggi: uno studio del Policlinico Gemelli di Roma ha evidenziato una significativa riduzione di sintomi come gonfiore e cefalea sostituendo la pasta comune con quella fatta con Senatore Cappelli, più digeribile, ricca di fibre e minerali. Alternare cereali e scegliere varietà tradizionali può migliorare il benessere per chi non ha una diagnosi di celiachia; l’importante è conoscere il glutine senza temerlo, gestendo la dieta in modo equilibrato.
Se abbiamo paura di soffrire di una delle suddette patologie o stiamo pensando di estromettere il frumento — e non solo! — dal nostro quotidiano leggiamo attentamente le parole del dottor Pelosi prima di ripulire la dispensa.
Quali sono i campanelli di allarme che ci possono far sospettare di avere la celiachia? Quali la gluten sensitivity?
La celiachia si manifesta con sintomi gastrointestinali come diarrea, gonfiore, dolore addominale e perdita di peso, ma anche con segnali meno noti, come stanchezza cronica, anemia, afte orali e problemi dermatologici. La gluten sensitivity, invece, causa disturbi simili (gonfiore, affaticamento, nebbia mentale), ma senza danni intestinali evidenti. In entrambi i casi, è fondamentale rivolgersi a un medico per una valutazione accurata e non una diagnosi fai da te, magari escludendo il glutine senza supervisione e rendendo così più difficile il percorso diagnostico successivo.
Nel momento in cui si inizia il percorso medico della ricerca della malattia, quali sono le difficoltà pratiche che le persone incontrano?
Chi sospetta la celiachia affronta diverse difficoltà: tempi lunghi per ottenere visite e test specifici (spesso da svolgere in momenti e luoghi differenti), confusione tra sintomi simili ad altre patologie e necessità di continuare a consumare glutine per una diagnosi corretta. Inoltre, molti faticano a essere presi sul serio dai medici, specialmente se i sintomi sono atipici. La gluten sensitivity, non avendo biomarcatori chiari, rende la diagnosi ancora più complessa, spesso portando a tentativi fai da te rischiosi per la salute.
Una volta rilevata la patologia, psicologicamente qual è l’ostacolo principale?
L’adattamento a un cambiamento alimentare permanente, che può generare stress, ansia e senso di isolamento. La paura di contaminazioni rende complessa la vita sociale, limitando cene fuori e inviti. Per chi ha la celiachia, la consapevolezza che anche piccole tracce di glutine possano causare danni aumenta la pressione. Nella gluten sensitivity, l’assenza di marcatori medici chiari può far sentire il paziente meno creduto, aumentando il disagio psicologico.
Quali sono i tre consigli pratici che dai a un celiaco appena diagnosticato? Come può impostare una dieta bilanciata e 100% vegetale?
Come prima cosa consiglio di imparare a leggere le etichette: il glutine è nascosto in molti alimenti e quindi è necessario controllare sempre gli ingredienti e scegliere prodotti certificati senza glutine.
Poi serve seguire una dieta vegetale equilibrata: privilegiare cereali naturalmente senza glutine come riso, quinoa, miglio, mais, amaranto, teff, sorgo e grano saraceno, abbinando legumi per ottenere proteine complete. Non ultimo integrare con frutta, verdura e frutta secca.
Un ulteriore passo può essere pianificare i pasti: preparare ricette nutrienti e sicure, sperimentando farine alternative e assicurandosi di assumere anche minerali, vitamine e acidi grassi indispensabili, come ferro, B12 e Omega-3.
Gli alimenti per celiaci si basano su ingredienti come amidi e grassi, sono sostenibili per il nostro fisico sul lungo periodo?
Molti prodotti industriali senza glutine sono ricchi di amidi raffinati e grassi, ma poveri di fibre e micronutrienti, aumentando il rischio di squilibri glicemici e carenze. Per una dieta sostenibile, è meglio puntare su alimenti naturalmente privi di glutine, come legumi, cereali integrali senza glutine e verdure. Integrare con grassi sani e fonti di proteine vegetali aiuta a bilanciare l’alimentazione, evitando eccessi di zuccheri e additivi presenti nei prodotti confezionati.
Toglici il dubbio: l’avena è senza glutine? E se ce l’ha, quando ce l’ha?
L’avena, in sé, è naturalmente senza glutine. Tuttavia, spesso viene contaminata durante la coltivazione, il trasporto o la lavorazione con cereali contenenti glutine come frumento, orzo e segale. Per i celiaci, è sicuro consumare solo avena certificata “senza glutine”, trattata in ambienti controllati. Inoltre, una piccola percentuale di celiaci può reagire all’avenina, una proteina dell’avena e quindi è consigliato introdurla gradualmente sotto controllo medico.
Molte persone non assumono glutine senza avere motivi medici, possono andare incontro a problemi o carenze?
Eliminare il glutine senza necessità medica può portare a squilibri nutrizionali. Molti cereali con glutine sono ricchi di fibre, vitamine del gruppo B, ferro e zinco. Sostituirli con prodotti raffinati senza glutine può aumentare il rischio di carenze e squilibri glicemici. Inoltre, una dieta senza glutine mal bilanciata può ridurre la diversità del microbiota intestinale. Se si sceglie di escluderlo, è essenziale compensare con cereali integrali senza glutine, legumi e una dieta varia per evitare deficit nutrizionali.
Se una persona ama lo sport e vuole evitare il glutine, su quali alimenti 100% vegetali deve puntare?
Chi pratica sport e vuole evitare il glutine dovrebbe puntare su alimenti vegetali ricchi di proteine, carboidrati complessi e micronutrienti essenziali. Le categorie indispensabili sono i cereali senza glutine e altri alimenti ricchi in carboidrati (quinoa, grano saraceno, riso integrale, miglio, amaranto e patate), le proteine vegetali (legumi della tradizione come lenticchie, ceci, fagioli, ma anche tofu, tempeh, edamame), grassi sani (avocado, frutta secca, semi di chia, lino e canapa) e micronutrienti (verdure a foglia verde per il ferro, funghi per la vitamina D, spirulina e alghe per Omega-3 e non solo).
Ci sono nuovi studi sul glutine e sulla celiachia? Su cosa si focalizzano?
Alcuni nuovi studi sulla celiachia si focalizzano su diagnosi e terapie innovative. Ricercatori canadesi hanno scoperto il meccanismo che innesca la risposta immunitaria al glutine, aprendo la strada a trattamenti mirati. Altri studi sviluppano test meno invasivi basati su biomarcatori come IL-2 e microRNA per una diagnosi precoce e un monitoraggio più efficace. Inoltre, ci sono ricerche che analizzano l’impatto delle politiche pubbliche sul benessere dei celiaci, evidenziando il ruolo del supporto sociale e nutrizionale.
Tu hai una vaga idea del perché molte persone confondono prodotti vegan e gluten free?
La confusione tra prodotti vegan e gluten free nasce da strategie di marketing e dalla percezione che entrambe siano “alternative salutari”. Molti alimenti vegani e senza glutine si trovano nelle stesse sezioni dei supermercati, rafforzando l’equivoco. Inoltre, chi segue diete particolari spesso associa automaticamente “senza” a più sano, anche se vegano e gluten free riguardano esigenze diverse: il primo esclude prodotti animali, il secondo il glutine, una proteina presente in alcuni cereali.
di Elisa Orlandotti
Articolo tratto da FV 74
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