In FVmagazine 66 parliamo di alternative vegetali al formaggio, sia quelle più tecnicamente avanzate, sia quelle tradizionalmente usate per conferire un sapore “formaggioso”. Guardiamo anche all’impatto del settore lattiero caseario sull’ambiente e a tutta una serie di interessanti ricerche che mostrano come la scelta 100% vegetale sia auspicabile per il futuro del pianeta e per la salute personale.
Nelle ricette del numero c’è una cremosità irresistibile, in quelle create dai docenti della FunnyVeg Academy come Emanuele Giorgione, Paola Castellani e Giulia Giunta e in quelle firmate dalla Redazione: perfette per le prossime festività e come comfort food invernale si spazia dai maccheroncini “Mac&Cheese” alla ricotta affumicata di mandorla e non manca il cocktail, oggi dedicato all’Inverno.
Molte le proposte di approfondimento: perché scegliere Veganuary, la sfida globale che porta a misurarsi con un intero mese da vegan, quali sono i maggiori festival di film horror in Europa e cosa guardare nelle città che li ospitano, le migliori proposte fashion per essere eleganti in questa fine 2023 e nell’inizio 2024, come sfruttare l’oro nell’arredare la propria casa con gusto.
Un tema che ci sta particolarmente a cuore è quello per cui siamo scesi anche in piazza: la violazione delle porte del santuario Cuori Liberi per uccidere nove maiali. Le autorità danno la responsabilità alla PSA, la peste suina africana, noi pensiamo che le cose sarebbero potute andare diversamente. Abbiamo voluto sentire i volontari che hanno provato a difendere gli ospiti del santuario e abbiamo capire come si sta evolvendo la vicenda, intervistando la Rete dei Santuari di Animali Liberi.
A voi, quindi, l’editoriale a firma della direttrice Sonia Giuliodori su FVmagazine 66, numero che potete acquistare comodamente dal nostro e.shop o leggere dal 10 del mese su Readly.
Contano la forma e la sostanza… L’editoriale da FVmagazine 66
In questo anno abbiamo parlato spesso degli analoghi in articoli, approfondimenti e speciali a loro dedicati. Nel numero precedente le alternative vegetali del pesce sono state le protagoniste e ora è arrivata la volta di quelle al formaggio. Le trovate nelle nostre ricette, ideali anche per arricchire la tavola durante le festività e in vari articoli dedicati a scoprire le novità di mercato. Confesso, suonerà strano, ma io non sono mai stata una grande amante del formaggio; è tra i primi cibi che ho tolto, insieme alla carne, quando mi sono avvicinata alla scelta vegana e ho iniziato a intraprendere un cambiamento che mi ha portato pian piano a escludere ogni derivato animale. Devo ammettere, però, che da quando ho scoperto gli stagionati e gli spalmabili a base di frutta secca me ne sono subito innamorata. In cucina possono dare quel tocco in più a tante preparazioni per gusto, forma e consistenza: provare per credere!
Visto che il numero 66 chiude il vecchio ma apre anche il nuovo anno, è d’obbligo un bilancio dei trascorsi e un elenco dei buoni propositi. Nel 2023 abbiamo assistito a una crescita delle referenze plant based nei banchi dei nostri supermercati e nella proposta ristorativa, forse così tanto da spaventare la roccaforte delle lobby della carne. Se l’industria casearia era già riuscita a blindarsi vietando l’uso della parola formaggio, burro, panna e latte ai suoi sostituti — e sul tema argomenta bene Grazia Cacciola a pagina 18 — è notizia di metà novembre, mentre stiamo andando in stampa, che anche alla Camera dei Deputati è stato approvato il DDL sulla cosiddetta carne sintetica. In questo, inoltre, si vieta l’uso di nomi tradizionalmente legati alle proteine animali. Il divieto si estende anche a terminologie specifiche della pescheria e non solo della macelleria e della salumeria, creando un danno enorme alle aziende e in generale al comparto del plant based. I proclami in TV di vari esponenti di Coldiretti & Co, che lamentano un presunto inganno per il consumatore — come se chi legge “cotolette” e “burger” li colleghi univocamente a pollo e manzo, dimenticando la cotoletta di melanzana e il burger di soia — celano la finalità che la legge dice chiaramente cioè “tutelare il patrimonio zootecnico nazionale”, un bieco protezionismo in tempi che si fanno duri quando il consumatore chiede ecosostenibilità e salubrità. Sì, proprio una bella scusa quella del presunto inganno! Tra gli auguri del nuovo anno c’è quello di essere un po’ più lungimiranti: è palese che si tratti solo di un’iniziativa a tutela degli interessi economici legati all’allevamento. Un passo indietro, del tutto miope. La speranza per il 2024 è che sempre più consumatori si avvicinino a scelte alimentari più etiche ed ecofriendly, nonostante le censure che il Governo sta tentando di imporre.

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