l’eco della sua storia, scandita da un’eccellente tradizione musicale, diventata nel corso dei secoli il biglietto da visita della città.”
di Ilaria Pompei
Lipsia | Arte, concerti e antichi caffè
Immaginare Lipsia e collocarla nel presente non è un compito facile. Forse, a valicare i confini della Sassonia, è perlopiù l’eco della sua storia, scandita da un’eccellente tradizione musicale, diventata nel corso dei secoli il biglietto da visita della città. Qui infatti si insediarono personaggi del calibro di Johann Sebastian Bach, maestro di cappella presso la chiesa di San Tommaso, Richard Wagner, Felix Mendelssohn Bartholdy, nomi che senza dubbio hanno portato Lipsia in tutto il mondo.
Musica e architettura
Gewandhaus
La città ha rinforzato il connubio con la musica anche attraverso la costante creazione di opere architettoniche per accogliere concerti dedicati a un vasto pubblico. Il caso più famoso è quello della Gewandhaus, alla quale consigliamo di dedicare almeno una piccola visita. La struttura che vediamo oggi, però, è quella creata per porre rimedio agli imponenti danni subiti durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nata verso la fine del Settecento all’interno di un enorme complesso dedicato al commercio di tessuti (Gewand in tedesco significa veste, per l’appunto) per accogliere direttori del calibro di Felix Mendelssohn ed eventi come il cosiddetto “Concerto dell’Imperatore” di Beethoven, questa struttura ha avuto sì una vita ricca di sfarzo e mondanità, ma anche piena di drastici cambiamenti. Un secolo dopo la sua costruzione, il celebre architetto Martin Gropius si occupò del suo ampliamento, lavorando su un progetto ambizioso che prevedeva la parziale demolizione dell’edificio madre e la conseguente annessione di un complesso adiacente. Lo scopo era proprio quello di rendere ancora più visibile l’importanza della musica per Lipsia.

Gewandhaus @Gert Mothes
Storia culturale, Identità, Tessuto urbano e sociale
Tuttavia, oltre alla musica, la città ha una storia culturale molto fitta (basti pensare che nel 2015 ha festeggiato mille anni dalla sua prima menzione documentaria), consolidata, ad esempio, da un nutrito circuito di biblioteche (anche monumentali), alla cui fondazione ha contribuito, pur se in maniera indiretta, l’Università di Lipsia nel 1409, e da istituzioni scientifiche come i Giardini Botanici, l’Osservatorio Astronomico e il Museo di Storia Naturale, accessibili anche ai turisti.
Dicevamo del presente, perché, con la fine della DDR di cui Lipsia faceva parte, il suo tessuto urbano e sociale ha iniziato a disgregarsi, nonostante il grande entusiasmo e le vaste aspettative trainate dalle storiche proteste di massa degli anni Ottanta. La caduta del muro ha portato con sé una serie di eventi abbastanza destabilizzanti per la Sassonia, che rappresentava il fiore all’occhiello dell’amministrazione della Germania dell’Est, e che ha visto tradite le speranze di cambiamento alla fine della DDR. Questi bruschi passaggi, senza la possibilità di avere una breve parentesi dove riflettere sulla storia e riscattare la propria identità, hanno reso Lipsia e dintorni una sorta di periferia dimenticata dal resto della nazione, o di “nonluogo”, caratterizzato quindi da precarietà assoluta non solo dal punto di vista lavorativo, dalla provvisorietà, dal transito perpetuo, da un individualismo solitario e talvolta persino autodistruttivo. Gli elementi appena elencati sono diventati così tangibili e palesi da essere inseriti in una serie di documentari del regista Andreas Voigt, molto conosciuto in Germania, che ha voluto imprimere su pellicola il cambiamento vissuto da Lipsia tra gli anni Novanta e il 2015. I titoli di questi film sono densi e particolarmente evocativi: Fede, Amore, Speranza (un ritratto dei giovani skinhead di destra e dei loro ideali, tracciato nell’arco di più anni), Lipsia in autunno, Quando noi eravamo il futuro.
Lipsia, rifugio per outsider: Wave-Gotik-Treffen
Ciò nonostante, questo vuoto sociale — per certi versi, addirittura emotivo — ha lasciato posto a generazioni di outsider, che proprio a Lipsia hanno trovato rifugio. L’esempio più lampante e famoso a livello internazionale è, senza ombra di dubbio, il Wave-Gotik-Treffen, che si svolge regolarmente ogni weekend della Pentecoste, festival di musica e cultura gothic, arrivato con un piccolo iato causa COVID nel 2023 alla trentesima edizione.
Traslato dopo un solo anno da Potsdam a Lipsia, il primo raduno della Schwarze Szene (scena nera) contò nel 1988 circa duecento persone. Il numero oggi può sembrare esiguo, quasi insignificante e facilmente gestibile a livello di ordine pubblico. Al tempo, tuttavia, in piena epoca socialista, portò l’amministrazione locale a un intervento mirato, che sfociò non solo nel sistematico impiego di forze dell’ordine per stoppare ogni momento di aggregazione giovanile (di triste memoria sono le incursioni della polizia nelle chiese, dove band punk erano solite riunirsi per momenti collettivi e prove), ma addirittura nello sviluppo di una vera e propria strategia politica di repressione per annullare ogni singolo germoglio di sottocultura. Il ritorno del Wave-Gotik-Treffen e il suo insediarsi a Lipsia nel 1992 ha sancito il suo successo, diventando da quell’anno un punto di riferimento per gli appartenenti alla scena gothic di tutto il mondo. Una volta capita l’entità dell’evento e forse arresasi alla fama mondiale del raduno, la città ha saputo sfruttare la cosa a suo giovamento, iniziando a integrare nelle sue politiche mainstream il WGT, incentivando così una sorta di turismo alternativo, che da qualche anno a questa parte viene accolto con tutti i crismi sul suolo cittadino.
Negozi e gastronomie a tema
Se capitate a Lipsia durante il weekend di Pentecoste (momento di festa per la chiesa luterana), non potrete fare a meno di notare negozi dipinti di nero, gastronomie che propongono offerte a tema WGT, come cupcake con motivi gotici, gelati dai nomi e dai colori vampireschi e altro ancora. Non vi preoccupate, le alternative vegetali non mancheranno.
Il Monumento alla Battaglia delle Nazioni

Uno storico punto di ritrovo per il WGT, anche se non direttamente collegato al festival, è il Monumento alla Battaglia delle Nazioni (Völkerschlachtdenkmal), presso il quale durante il WGT si svolgono piccoli concerti, letture collettive di classici della letteratura fantasy, gotica e noir, visite guidate che inglobano anche il cimitero attiguo con le sue imponenti sculture. Inaugurato nel 1913, il monumento, che da lontano sembra evocare le geometrie degli ziqqurat, fu eretto nel luogo che sancì la disfatta di Napoleone nel 1813. Accessibile nel corso di tutto l’anno, la struttura è ricca di allegorie figurative, incarnate ad esempio dai “guardiani” di pietra che la circondano, le rappresentazioni delle veglie funebri e il fitto simbolismo a metà tra cristianesimo e paganesimo che scandisce i motivi ornamentali della struttura.
Scena artistica ricca e variegata

Centro artistico Spinnerei @ltm peter hirth
Eventi underground di massa a parte, Lipsia ha accolto nel tempo anche una scena artistica molto ricca, che qui ha voluto mettere radici grazie alla connotazione di “nonluogo” poco fa descritta. La questione si traduce a livello pratico in spazi liberi con affitti contenuti o addirittura, in certi casi, da occupare, dove artisti da tutto il mondo hanno creato i propri atelier. La cosa sta iniziando a cambiare pian piano a causa della massiccia gentrificazione, però siamo sicuri che lo spirito del quartiere rimarrà invariato almeno per il futuro prossimo.
Plagwitz
Per chi è appassionato di forme artistiche alternative — streetart in primis — le passeggiate attraverso Plagwitz sono d’obbligo. L’area infatti mostra da un lato canali e ampi spazi verdi, dall’altro mercatini gastronomici e non, gallerie, piccoli musei (come quello dei bambini e della grafica), workshop di editoria indipendente, negozi di artigianato, che hanno saputo riutilizzare con sapienza spazi industriali dismessi. Lo stesso quartiere offre inoltre una vasta scelta per quanto riguarda colazioni, pause caffè, cene.

Lipsia, quartiere Plagwitz @schmidt
Dove mangiare
Essendo un’area con una popolazione anagraficamente giovane, sarà abbastanza facile per voi trovare posti con opzioni vegan, se non addirittura 100% plant based. Per il primo pasto della giornata potrete contare su una tappa da Süß + Salzig, o il carinissimo Roots, che vi accoglierà nel suo giardino urbano ricco di piante e prodotti per chi ha il pollice verde, offrendovi tanti dolci e sandwich vegani, fatti interamente dalla casa. Sul versante della gastronomia completamente vegetale, suggeriamo il ristorante vietnamita Quan Xanh, ormai storica istituzione culinaria di Plagwitz, e la Vleischerei sulla Karl-Heine-Straße, che ha reinterpretato i classici del fast food in chiave vegetale, il bar Soul Kitchen, ottimo per colazioni o merende.
Centro città
Per i turisti più interessati agli itinerari classici ma non per questo meno curiosi di conoscere la storia e le peculiarità del luogo, il centro di Lipsia offre davvero molte cose e va ben oltre la nota Thomaskirche. Gli amanti dei piccoli musei troveranno forse molto interessante il Museo della Farmacia e quello di Bach, i cui edifici affacciano sulla stessa stradina. Passando, invece, a istituzioni ben più imponenti, segnaliamo soprattutto il Grassi Museum, un complesso che raccoglie diverse collezioni, tra cui quella di strumenti musicali e di etnologia, per poi programmare mostre di arte contemporanea e non nel corso dell’anno. Il Museo delle Belle Arti (in tedesco Museum der bildenden Künste) espone opere di grandi maestri del passato come Arnold Böklin, Frans Hals e tanti altri, pur non escludendo eventi per la valorizzazione dell’arte contemporanea, soprattutto in relazione al territorio. Anche in quest’area sarà possibile per i turisti vegani trovare con facilità come soddisfare il proprio stomaco.
Dove mangiare
Oltre a esserci diversi supermercati biologici che vendono snack a prezzi contenuti, si potrà programmare una sosta da Niiko Sushi, 100% vegetale, o Vincent Vegan, fast food vegano che sta spopolando in diverse città tedesche.
Come arrivare
Arrivare a Lipsia dall’Italia non è proprio immediato, ma neanche difficile. Per chi vive al Nord, suggeriamo il treno che, sebbene con tempi più dilatati, vi porterebbe alla stazione centrale della città partendo da Monaco di Baviera. L’alternativa sarebbe l’aereo che, però, ha lo svantaggio di non offrire una tratta diretta per il momento. L’ostacolo potrebbe essere arginato con uno scalo su un’altra città tedesca (Francoforte, ad esempio), per poi proseguire con un volo successivo che vi faccia atterrare all’aeroporto di Lipsia, non distante dal centro urbano, al quale si può giungere con un percorso in S-Bahn.
Tratto da FV magazine n.67
l’eco della sua storia, scandita da un’eccellente tradizione musicale, diventata nel corso dei secoli il biglietto da visita della città.”
di Ilaria Pompei
Lipsia | Arte, concerti e antichi caffè
Immaginare Lipsia e collocarla nel presente non è un compito facile. Forse, a valicare i confini della Sassonia, è perlopiù l’eco della sua storia, scandita da un’eccellente tradizione musicale, diventata nel corso dei secoli il biglietto da visita della città. Qui infatti si insediarono personaggi del calibro di Johann Sebastian Bach, maestro di cappella presso la chiesa di San Tommaso, Richard Wagner, Felix Mendelssohn Bartholdy, nomi che senza dubbio hanno portato Lipsia in tutto il mondo.
Musica e architettura
Gewandhaus
La città ha rinforzato il connubio con la musica anche attraverso la costante creazione di opere architettoniche per accogliere concerti dedicati a un vasto pubblico. Il caso più famoso è quello della Gewandhaus, alla quale consigliamo di dedicare almeno una piccola visita. La struttura che vediamo oggi, però, è quella creata per porre rimedio agli imponenti danni subiti durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nata verso la fine del Settecento all’interno di un enorme complesso dedicato al commercio di tessuti (Gewand in tedesco significa veste, per l’appunto) per accogliere direttori del calibro di Felix Mendelssohn ed eventi come il cosiddetto “Concerto dell’Imperatore” di Beethoven, questa struttura ha avuto sì una vita ricca di sfarzo e mondanità, ma anche piena di drastici cambiamenti. Un secolo dopo la sua costruzione, il celebre architetto Martin Gropius si occupò del suo ampliamento, lavorando su un progetto ambizioso che prevedeva la parziale demolizione dell’edificio madre e la conseguente annessione di un complesso adiacente. Lo scopo era proprio quello di rendere ancora più visibile l’importanza della musica per Lipsia.

Gewandhaus @Gert Mothes
Storia culturale, Identità, Tessuto urbano e sociale
Tuttavia, oltre alla musica, la città ha una storia culturale molto fitta (basti pensare che nel 2015 ha festeggiato mille anni dalla sua prima menzione documentaria), consolidata, ad esempio, da un nutrito circuito di biblioteche (anche monumentali), alla cui fondazione ha contribuito, pur se in maniera indiretta, l’Università di Lipsia nel 1409, e da istituzioni scientifiche come i Giardini Botanici, l’Osservatorio Astronomico e il Museo di Storia Naturale, accessibili anche ai turisti.
Dicevamo del presente, perché, con la fine della DDR di cui Lipsia faceva parte, il suo tessuto urbano e sociale ha iniziato a disgregarsi, nonostante il grande entusiasmo e le vaste aspettative trainate dalle storiche proteste di massa degli anni Ottanta. La caduta del muro ha portato con sé una serie di eventi abbastanza destabilizzanti per la Sassonia, che rappresentava il fiore all’occhiello dell’amministrazione della Germania dell’Est, e che ha visto tradite le speranze di cambiamento alla fine della DDR. Questi bruschi passaggi, senza la possibilità di avere una breve parentesi dove riflettere sulla storia e riscattare la propria identità, hanno reso Lipsia e dintorni una sorta di periferia dimenticata dal resto della nazione, o di “nonluogo”, caratterizzato quindi da precarietà assoluta non solo dal punto di vista lavorativo, dalla provvisorietà, dal transito perpetuo, da un individualismo solitario e talvolta persino autodistruttivo. Gli elementi appena elencati sono diventati così tangibili e palesi da essere inseriti in una serie di documentari del regista Andreas Voigt, molto conosciuto in Germania, che ha voluto imprimere su pellicola il cambiamento vissuto da Lipsia tra gli anni Novanta e il 2015. I titoli di questi film sono densi e particolarmente evocativi: Fede, Amore, Speranza (un ritratto dei giovani skinhead di destra e dei loro ideali, tracciato nell’arco di più anni), Lipsia in autunno, Quando noi eravamo il futuro.
Lipsia, rifugio per outsider: Wave-Gotik-Treffen
Ciò nonostante, questo vuoto sociale — per certi versi, addirittura emotivo — ha lasciato posto a generazioni di outsider, che proprio a Lipsia hanno trovato rifugio. L’esempio più lampante e famoso a livello internazionale è, senza ombra di dubbio, il Wave-Gotik-Treffen, che si svolge regolarmente ogni weekend della Pentecoste, festival di musica e cultura gothic, arrivato con un piccolo iato causa COVID nel 2023 alla trentesima edizione.
Traslato dopo un solo anno da Potsdam a Lipsia, il primo raduno della Schwarze Szene (scena nera) contò nel 1988 circa duecento persone. Il numero oggi può sembrare esiguo, quasi insignificante e facilmente gestibile a livello di ordine pubblico. Al tempo, tuttavia, in piena epoca socialista, portò l’amministrazione locale a un intervento mirato, che sfociò non solo nel sistematico impiego di forze dell’ordine per stoppare ogni momento di aggregazione giovanile (di triste memoria sono le incursioni della polizia nelle chiese, dove band punk erano solite riunirsi per momenti collettivi e prove), ma addirittura nello sviluppo di una vera e propria strategia politica di repressione per annullare ogni singolo germoglio di sottocultura. Il ritorno del Wave-Gotik-Treffen e il suo insediarsi a Lipsia nel 1992 ha sancito il suo successo, diventando da quell’anno un punto di riferimento per gli appartenenti alla scena gothic di tutto il mondo. Una volta capita l’entità dell’evento e forse arresasi alla fama mondiale del raduno, la città ha saputo sfruttare la cosa a suo giovamento, iniziando a integrare nelle sue politiche mainstream il WGT, incentivando così una sorta di turismo alternativo, che da qualche anno a questa parte viene accolto con tutti i crismi sul suolo cittadino.
Negozi e gastronomie a tema
Se capitate a Lipsia durante il weekend di Pentecoste (momento di festa per la chiesa luterana), non potrete fare a meno di notare negozi dipinti di nero, gastronomie che propongono offerte a tema WGT, come cupcake con motivi gotici, gelati dai nomi e dai colori vampireschi e altro ancora. Non vi preoccupate, le alternative vegetali non mancheranno.
Il Monumento alla Battaglia delle Nazioni

Uno storico punto di ritrovo per il WGT, anche se non direttamente collegato al festival, è il Monumento alla Battaglia delle Nazioni (Völkerschlachtdenkmal), presso il quale durante il WGT si svolgono piccoli concerti, letture collettive di classici della letteratura fantasy, gotica e noir, visite guidate che inglobano anche il cimitero attiguo con le sue imponenti sculture. Inaugurato nel 1913, il monumento, che da lontano sembra evocare le geometrie degli ziqqurat, fu eretto nel luogo che sancì la disfatta di Napoleone nel 1813. Accessibile nel corso di tutto l’anno, la struttura è ricca di allegorie figurative, incarnate ad esempio dai “guardiani” di pietra che la circondano, le rappresentazioni delle veglie funebri e il fitto simbolismo a metà tra cristianesimo e paganesimo che scandisce i motivi ornamentali della struttura.
Scena artistica ricca e variegata

Centro artistico Spinnerei @ltm peter hirth
Eventi underground di massa a parte, Lipsia ha accolto nel tempo anche una scena artistica molto ricca, che qui ha voluto mettere radici grazie alla connotazione di “nonluogo” poco fa descritta. La questione si traduce a livello pratico in spazi liberi con affitti contenuti o addirittura, in certi casi, da occupare, dove artisti da tutto il mondo hanno creato i propri atelier. La cosa sta iniziando a cambiare pian piano a causa della massiccia gentrificazione, però siamo sicuri che lo spirito del quartiere rimarrà invariato almeno per il futuro prossimo.
Plagwitz
Per chi è appassionato di forme artistiche alternative — streetart in primis — le passeggiate attraverso Plagwitz sono d’obbligo. L’area infatti mostra da un lato canali e ampi spazi verdi, dall’altro mercatini gastronomici e non, gallerie, piccoli musei (come quello dei bambini e della grafica), workshop di editoria indipendente, negozi di artigianato, che hanno saputo riutilizzare con sapienza spazi industriali dismessi. Lo stesso quartiere offre inoltre una vasta scelta per quanto riguarda colazioni, pause caffè, cene.

Lipsia, quartiere Plagwitz @schmidt
Dove mangiare
Essendo un’area con una popolazione anagraficamente giovane, sarà abbastanza facile per voi trovare posti con opzioni vegan, se non addirittura 100% plant based. Per il primo pasto della giornata potrete contare su una tappa da Süß + Salzig, o il carinissimo Roots, che vi accoglierà nel suo giardino urbano ricco di piante e prodotti per chi ha il pollice verde, offrendovi tanti dolci e sandwich vegani, fatti interamente dalla casa. Sul versante della gastronomia completamente vegetale, suggeriamo il ristorante vietnamita Quan Xanh, ormai storica istituzione culinaria di Plagwitz, e la Vleischerei sulla Karl-Heine-Straße, che ha reinterpretato i classici del fast food in chiave vegetale, il bar Soul Kitchen, ottimo per colazioni o merende.
Centro città
Per i turisti più interessati agli itinerari classici ma non per questo meno curiosi di conoscere la storia e le peculiarità del luogo, il centro di Lipsia offre davvero molte cose e va ben oltre la nota Thomaskirche. Gli amanti dei piccoli musei troveranno forse molto interessante il Museo della Farmacia e quello di Bach, i cui edifici affacciano sulla stessa stradina. Passando, invece, a istituzioni ben più imponenti, segnaliamo soprattutto il Grassi Museum, un complesso che raccoglie diverse collezioni, tra cui quella di strumenti musicali e di etnologia, per poi programmare mostre di arte contemporanea e non nel corso dell’anno. Il Museo delle Belle Arti (in tedesco Museum der bildenden Künste) espone opere di grandi maestri del passato come Arnold Böklin, Frans Hals e tanti altri, pur non escludendo eventi per la valorizzazione dell’arte contemporanea, soprattutto in relazione al territorio. Anche in quest’area sarà possibile per i turisti vegani trovare con facilità come soddisfare il proprio stomaco.
Dove mangiare
Oltre a esserci diversi supermercati biologici che vendono snack a prezzi contenuti, si potrà programmare una sosta da Niiko Sushi, 100% vegetale, o Vincent Vegan, fast food vegano che sta spopolando in diverse città tedesche.
Come arrivare
Arrivare a Lipsia dall’Italia non è proprio immediato, ma neanche difficile. Per chi vive al Nord, suggeriamo il treno che, sebbene con tempi più dilatati, vi porterebbe alla stazione centrale della città partendo da Monaco di Baviera. L’alternativa sarebbe l’aereo che, però, ha lo svantaggio di non offrire una tratta diretta per il momento. L’ostacolo potrebbe essere arginato con uno scalo su un’altra città tedesca (Francoforte, ad esempio), per poi proseguire con un volo successivo che vi faccia atterrare all’aeroporto di Lipsia, non distante dal centro urbano, al quale si può giungere con un percorso in S-Bahn.
Tratto da FV magazine n.67
Incuriositevi leggendo altri racconti della nostra sezione Running Away.
