Il Marocco offre un’esperienza unica per gli amanti delle avventure in moto…dalle verdi vallate coltivate nel Nord del Paese, alle maestose e imponenti montagne dell’Atlante, fino a giungere al caldo e magico deserto nel Sud.”
di Christian Pettenello (il Viaggiatore Vegano)
Dai Paesi Bassi al Marocco
Il mio viaggio verso il Marocco inizia da lontano, dai Paesi Bassi, in un grigio, noioso, freddo e umido inverno olandese. E proprio il 21 dicembre — per ammazzare i mesi rigidi e monotoni — mi viene l’idea di salire in moto, attraversare i Paesi Bassi, il Belgio e la Francia e arrivare al porto di Barcellona da cui ho intenzione di imbarcarmi per giungere a Tangeri; più difficile da organizzare che da fare. Carico in moto quel poco che mi serve e giungo a Barcellona in un paio di giorni. Prendo il biglietto della nave sul momento e mi imbarco.
Il viaggio verso il Marocco
Effettuo il tragitto in nave in una cabina da quattro persone. Le altre tre sono marocchine e, quando non sono impegnate a pregare, mi coccolano offrendomi tè e dolciumi. Non nascondo che, quando mi trovo da solo, mi chiedo come sappiano in quale direzione sia la Mecca, visto che la nave è soggetta a movimenti di rollio, beccheggio e imbardata. Insomma, c’è un notevole rischio che le preghiere prendano tutt’altra direzione a causa del moto dello scafo. Ma tant’è, stiamo parlando di aria fritta quindi meglio concentrarsi sull’arrivo.
Arrivo a Tangeri
Lo sbarco a Tangeri avviene senza problemi di sorta; il controllo dei documenti è altrettanto veloce. Devo solo stipulare un’assicurazione stradale accessoria a un prezzo più che modesto. Sbrigate queste formalità, mi metto subito in strada.

moschea ph @christian pettenello
Paesaggi mozzafiato
Il Marocco offre un’esperienza unica per gli amanti delle avventure in moto grazie all’incredibile varietà di paesaggi mozzafiato che spaziano dalle verdi vallate coltivate nel Nord del Paese, alle maestose e imponenti montagne dell’Atlante, fino a giungere al caldo e magico deserto nel Sud.
Fes
La mia prima tappa è Fes, una delle quattro città imperiali che negli ultimi anni si è affermata come meta turistica. Il principale richiamo è la sua medina circondata da mura fortificate, dentro la quale mi fiondo subito per perdermi tra gli stretti vicoli intrecciati, ricchi di incanto, di tradizioni, di cultura, di architettura e di artigianato, accompagnando ogni mio passo con sorprese per tutti e cinque i sensi. Forse l’unica nota negativa sono le varie guide, più o meno legittime, che con insistenza si offrono per mostrare la cittadina, senza lasciare un attimo di tregua e continuando a richiamare l’attenzione. Se riuscite a ignorare le suddette richieste, Fes rivela il suo fascino nei modi più inaspettati, con vicoli apparentemente ciechi che sboccano invece in piazze dotate di fontane incantevoli o dominate dal suono ritmico dei martelli dei ramai.

Fes ph @christian pettenello
L’Alto Atlante, la catena montuosa più alta dell’Africa
Lascio Fes per cominciare la salita dell’Alto Atlante, la catena montuosa più alta dell’Africa. L’Alto Atlante attraversa il Marocco in diagonale per quasi mille chilometri. Non ho aspettative e rimango impressionato dalla meraviglia dei paesaggi che si avvicendano. L’aspetto impressionante è il verde dell’orizzonte, il susseguirsi di cime senza fine, come un mare di montagne. Incontro diversi paesi e villaggi, che fungono da stazioni di posta per gli appassionati di trekking, dove, chi lo desidera, può riposare e ammirare la magnificenza della natura nella quale si è immersi.
Proseguo in sella alla mia moto verso sud, comincio a vedere le catene montuose sempre più lontane riflesse negli specchietti retrovisori, sotto il cielo acceso di azzurro. Mi dirigo verso Merzouga, la città alle porte del deserto del Sahara.

Alto Atlante ph @christian pettenello
Merzouga
Merzouga è, senza ombra di dubbio, una località turistica, dove la luce risplende di una tonalità rosa-dorata davvero suggestiva e nel pomeriggio le dune del deserto circostante vengono tinte di arancio e di porpora. Il Merzouga Rally è un raid che si disputa nei pressi delle Grandi Dune: voglio provare qualche pista, ma finisco varie volte infossato nella sabbia per via del peso della moto e della mia scarsa abilità nel guidare sull’arena con gomme stradali quasi consumate. Nonostante tutto, riesco a percorrere qualche tratto nel deserto, seguendo il confine con l’Algeria, che mi porta alla città di Tazarine. Da lì salgo verso una località chiamata Auberge Tiza Café & Restaurant camping, dove trascorro la notte in alta quota sotto il cielo infinito di stelle.
Gole di Dadès
Il mattino seguente riprendo il viaggio baciato dall’aria fresca delle montagne; le strade sterrate mi portano verso le Gole di Dadès, un gruppo di straordinarie formazioni di rocce rosse, che sembrano fondersi come cera nel tappeto verde delle palmeraie. Poco dopo aver attraversato le gole, la strada R704 si fa davvero sconvolgente, con le impressionanti curve a gomito — per la gioia dei motociclisti! — che le hanno fatto guadagnare la nomea di “Stelvio del Marocco”.
L’N9: direzione Marrakech
Ripercorrendo parte della strada al ritroso, per godere ancora una volta dei tornanti, mi dirigo verso Ouarzazate per risalire l’Atlante scegliendo un altro tragitto magnifico, l’N9, direzione Marrakech, che non può certamente mancare nell’itinerario di chi ama i paesaggi. N9 conduce al passo Tizi n’Tichka, che con i suoi 2200 metri di altitudine è considerato uno dei più belli e spettacolari del Paese. La strada è tutta asfaltata e, per questo motivo, percorsa anche da molti camion che possono far ridurre la velocità e richiedono un certo livello di prudenza. La natura e il colore del terreno variano lungo tutto il percorso ed è difficile non fermarsi nei numerosi punti di sosta per fotografare o anche solo per riprendersi dai bellissimi panorami.

Ouarzazate
Marrakech
L’arrivo a Marrakech è alquanto caotico, visto il traffico eccessivo e quel disordine stradale che si trasforma in flusso “diversamente ordinato” di veicoli che si muovono sulla rete viaria. A ogni modo, le grandi città non sono mai i posti preferiti dove spostarsi in moto, ma una tappa a Marrakech è dovuta. Ho la fortuna di trovare un buon parcheggio e scendo per una passeggiata. Vedo con dispiacere gli incantatori di serpenti e gli spettacoli nelle piazze con le scimmie, che evito senza indugio in quanto trovo così triste vedere animali che vengono strappati dal loro habitat naturale e dalla loro vita per essere esibiti a turisti poco consapevoli che pagano, contribuendo a mantenere in situazione di schiavitù e sofferenza esseri senzienti.
Il cuore della città
Nel Djemaa el-Fna, cuore pulsante della città, e nella medina di Marrakech sono ancora una volta travolto dai colori, dai suoni vivaci dei mercati, dai profumi delle spezie disposte a montagne sui banchi e dalla chiassosità frenetica a cui contribuiscono sia i turisti che i venditori. Questi ultimi, ancora una volta, insistenti fino allo sfinimento, non danno tregua e cercano in tutti i modi di far avvicinare gli avventori alla loro merce per vendere qualche prodotto. Ho l’impressione che i mercanti marocchini vedano i turisti come se fossero dei grandi pupazzi con la forma del simbolo dell’euro, con tanto di gambe, che cammina per i mercati.

Marrakech ph @christian pettenello
Verso le Cascate di Ouzoud
Marrakech merita una visita più approfondita, ma per me un pomeriggio a passeggio è più che sufficiente. Tornato verso la moto, riparto verso est alla volta delle cascate di Ouzoud, dove, casualmente, trovo un meraviglioso posto in cui pernottare, il Dar Ouzoud Vegan. A pochi passi dalla guest house, si trovano le cascate di Ouzoud, abitate da molte scimmie che scorrazzano libere, un modo senza dubbio migliore di osservare gli animali, piuttosto che vederli legati per esibirsi in comportamenti non naturali in una piazza in città. Da qui concludo il viaggio verso nord, in direzione di Tangeri, dove mi imbarco per tornare in Europa.
Ritorno in Europa
Il Marocco è forse uno dei posti più belli che abbia visitato, per l’enorme varietà di paesaggi naturali che si possono incontrare. Si va dalle verdi pianure coltivate nel Nord del Paese alle immense catene montuose dell’Atlante, per giungere al deserto con tutto il suo fascino, ma anche per la visita a città ricche di storia e cultura e, infine, per le fresche cascate dove camminare serenamente. Insomma, il consiglio è quello di esplorare il Paese vero e proprio, oltre che le più popolari destinazioni turistiche, seppure degne di essere ammirate.
Tratto da FVM n.64
Cibo vegan in Marocco
La Tajine
La Tajine di verdure è il piatto a base vegetale più comune in Marocco e permette di sopravvivere ovunque ci si trovi. Può essere preparato con una varietà di ortaggi come patate, carote, zucchine, melanzane, peperoni e pomodori. Viene cucinato lentamente in un particolare strumento di terracotta composto da un piatto inferiore, sul quale appoggiare gli alimenti, e un cono per coperchio. Come insaporitori vengono usati mix di spezie come cumino, paprika e curcuma.
Il cous cous
Il cous cous, che spesso accompagna la Tajine, è un altro alimento celebre del Marocco, disponibile ovunque. È spesso servito con legumi e verdure come ceci, fagioli, carote, zucchine, cavolfiori e cipolle.
Harira
Un cibo popolare è la Harira: si tratta di una zuppa tradizionale marocchina che viene di sovente preparata in versione vegana durante il ramadan; per me, in un certo senso, è come se fosse ramadan tutto l’anno, non certo per discutibili credenze religiose, ma per etica. La sofferenza degli animali che vengono sfruttati, torturati e ammazzati nell’industria alimentare è reale, alcune credenze proprie della religione, qualsiasi essa sia, invece sono fittizie, oltre che discutibili. L’Harira si prepara con una base di pomodoro, ceci, lenticchie, ortaggi e ancora l’immancabile miscela di spezie come zenzero, curcuma, cannella e coriandolo, il tutto condito con olio di oliva e limone.
Sfenj
Un’altra pietanza vegana degna di nota, che si può trovare facilmente, è lo Sfenj. Si tratta di una frittella dolce a base di farina di frumento e lievito, che viene fritta nell’olio e ricoperta di zucchero a velo; di solito viene servita al mattino per colazione assieme al tè o al caffè oppure nel tardo pomeriggio come dessert.
Zaalouk
Un piatto marocchino, del quale sono molto ghiotto, è lo Zaalouk, una sorta di insalata, tipica della cucina marocchina e araba, a base di melanzane, pomodoro, aglio, prezzemolo e spezie come cumino e paprika. Di norma viene servito come antipasto, ma accompagnato da buon pane può diventare un pasto.
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