
Mi scoppia la pancia
Attenuare il gonfiore addominale si può: dalla correzione dell’alimentazione e dello stile di vita all’impiego di piante medicinali ad azione antispasmodica e ansiolitica.
Un inconveniente fastidioso
Lievita subito dopo mangiato, ma spesso già prima, nel corso del pasto: un piatto di pasta, qualche verdura e la pancia diventa rapidamente un pallone. Un inconveniente che non solo è fastidioso, ma che in compagnia è anche difficile da gestire. A poco serve trattenere il fiato, tirare indietro l’addome, usare maglie larghe o, peggio, premunirsi di pancere contenitive. La pancia c’è e si vede. Soprattutto in chi è magro, che finisce con l’assumere le sembianze del serpente che ha appena mangiato la tartaruga. Completamente assorti a monitorare il raggio dell’addome ormai a forma sferica che ci opprime, e a subirne tensione e borborigmi, pensiamo di essere i soli a soffrire del problema…
Meteorismo
…Ma il meteorismo, ossia l’accumulo eccessivo di aria o gas tra stomaco e colon, è uno dei sintomi gastrointestinali più comuni in tutte le fasce d’età. Secondo alcuni studi interessa il 10-30% della popolazione generale e il 100% dei pazienti con Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS), che lo riportano proprio come sintomo predominante nel 60% dei casi. A presentarlo con più frequenza e in modo più marcato sono le donne, soprattutto in caso di oscillazioni ormonali, ossia durante il ciclo mestruale e la menopausa. Lungi dall’essere solo un problema estetico, il gonfiore arriva talora a compromettere la qualità di vita, in particolare quando, nel 54% dei casi, si associa a dolore o fastidio addominale cronico, nel 50% a dispepsia e nel 28% a stipsi.
Cattive abitudini
I fattori scatenanti sono tanti. Escludendo cause patologiche, si possono citare numerosi errori che spesso commettiamo nella vita di tutti i giorni e che potremmo iniziare a correggere: consumare pasti troppo abbondanti e ricchi di carboidrati, masticare poco e a bocca aperta, parlare mentre si mangia, assumere alimenti o bevande che contengono gas o ne favoriscono la produzione, consumare cibo quando la digestione del pasto precedente è ancora in atto, masticare chewing gum o fumare, ingerendo così inevitabilmente aria, mangiare abitualmente dolci e caramelle, fare uso di dolcificanti, soprattutto artificiali, dormire subito dopo mangiato, fare poco movimento e bere poco fuori pasto rallentando così digestione e peristalsi. Considerando l’ormai noto asse cervello-intestino, anche stress, ansia e tensione sono cause di gonfiore intestinale, allo stesso modo di disbiosi e intolleranze o sensibilità alimentari, come quella al glutine e al lattosio. Infine, l’eccesso di fibre nella dieta può essere un fattore predisponente.
Approccio integrato
È difficile individuare una sola causa certa responsabile del gonfiore. Per questo motivo l’approccio terapeutico più efficace è generalmente costituito da più rimedi che lavorano in sinergia per lenire i sintomi, ma soprattutto per migliorare la digestione, la peristalsi e la funzionalità epatica. Dopo una revisione dello stile di vita e l’esclusione di intolleranze, il primo step consigliato dalla stessa medicina ufficiale è la corretta alimentazione: un passaggio fondamentale prima di arrivare a terapie farmacologiche come antibiotici mirati, ad esempio la rifaximina, che correggano una sospetta sovracrescita batterica e di probiotici che ricolonizzino il colon in modo bilanciato. Il progresso più significativo degli ultimi decenni è stata infatti l’identificazione dei cosiddetti FODMAPs (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols), un elenco di numerosi alimenti ricchi di carboidrati a catena corta scarsamente assorbiti dalle cellule intestinali che vanno quindi incontro a fermentazione. Tra questi, cereali con glutine, certi tipi di frutta e verdura, legumi non decorticati e alcuni prodotti a base di latte, incluse bevande di soia e cocco. Si procede limitando questi alimenti per sei o otto settimane con la supervisione di un nutrizionista e si reintroducono per gradi cercando di identificare quelli responsabili del gonfiore.
Quanto ai rimedi da banco, scarsi e soggettivi i risultati ottenuti con carbone attivo e simeticone per ridurre l’eccesso di gas; più utile si è dimostrata invece l’integrazione con alfa-galattosidasi, enzima capace di degradare gli oligosaccaridi non digeribili. Per quanto riguarda i probiotici, pochi e divergenti i dati disponibili sui loro benefici, ma un miglioramento del disturbo si è registrato con la somministrazione specifica di lattobacilli e bifidobatteri a pazienti con IBS.
Piante amiche
Numerosi i rimedi proposti dalla fitoterapia, disponibili sotto forma di estratto secco, tintura madre o gemmoderivato. Innanzitutto le piante ad azione antispasmodica, antinfiammatoria e carminativa come il finocchio, il cumino, l’anice, il timo, l’escolzia, la camomilla o lo zenzero, capaci di limitare la formazione di gas. Poi quelle a effetto lievemente sedativo che controllano ansia e stress, ad esempio la valeriana, la passiflora, la melissa o il tiglio. Utili anche le piante ad azione digestiva come la menta, l’angelica o la pimpinella e quelle depurative capaci di facilitare il lavoro del fegato come il carciofo, il tarassaco, la fumaria o il rosmarino. Consigliabile, infine, riequilibrare eventuali disturbi intestinali con il mirtillo rosso e combattere la stipsi con le fibre solubili e non fermentabili dei semi di psyllium.
di Rita Spàngaro
Articolo tratto da FV magazine n.60

Mi scoppia la pancia