Il Rapporto Italia 2026 di Eurispes fotografa un panorama in cui le scelte alimentari si collocano sempre più spesso all’incrocio tra salute, sostenibilità, benessere animale e attenzione all’impatto ambientale: le abitudini alimentari degli italiani continuano a evolvere, pur mantenendo un forte legame con la tradizione gastronomica nazionale.
Secondo l’indagine, l’8,5% della popolazione segue un’alimentazione che esclude in tutto o in parte i prodotti di origine animale: il 5,3% si definisce vegetariano e il 3,2% vegano. Un ulteriore 4,9% dichiara di avere adottato in passato uno di questi regimi alimentari.
I dati mostrano una situazione sostanzialmente stabile ma con alcuni segnali interessanti: la quota di vegetariani registra una lieve flessione rispetto all’anno precedente, mentre quella dei vegani cresce dello 0,9%, raggiungendo il 3,2%. L’analisi della serie storica evidenzia inoltre come la presenza dei vegani nella popolazione italiana abbia ormai raggiunto un livello consolidato. Nel 2014 rappresentavano appena lo 0,6% degli italiani; nel 2026 arrivano al 3,2%, una percentuale più che quintuplicata nell’arco di dodici anni.
Le scelta veg nel Rapporto Italia 2026
La diffusione delle diete vegetali non sembra più riconducibile soltanto a una scelta individuale occasionale o a una tendenza del momento. Eurispes sottolinea infatti come queste opzioni alimentari siano sempre più spesso il risultato di una riflessione che coinvolge aspetti etici, ambientali e sociali. Accanto ai criteri tradizionali di acquisto, come prezzo, praticità e vicinanza, acquistano peso elementi quali la sostenibilità delle produzioni, la tracciabilità delle filiere e l’attenzione alle conseguenze ambientali dei consumi.
L’interesse verso un’alimentazione senza carne resta elevato anche tra chi non la pratica. Il 20,5% degli italiani afferma infatti che sceglierebbe volentieri una dieta vegetariana, ma teme di non riuscire a mantenerla nel tempo. Questa disponibilità emerge soprattutto tra i più giovani adulti: il 26% delle persone tra 35 e 44 anni e il 24,3% di quelle tra 25 e 34 anni dichiarano di essere attratti da questo modello alimentare, pur considerandolo difficile da adottare nella vita quotidiana.
Sul piano territoriale, la maggiore presenza di vegetariani e vegani si registra nel Nord-Ovest, dove raggiungono il 10,7% della popolazione, seguito dalle Isole con il 9,4%, dal Nord-Est con l’8,7%, dal Sud con l’8,1% e dal Centro con il 5,6%. Le donne scelgono più frequentemente una dieta vegetariana, mentre per quanto riguarda il veganismo non emergono differenze significative tra uomini e donne.
Come gli italiani percepiscono il veg
Anche la percezione sociale delle diete vegetali appare prevalentemente positiva. Il 78,7% degli italiani ritiene che la scelta vegetariana sia da rispettare, mentre il 55,1% la considera una decisione ammirevole per la tutela degli animali e dell’ambiente. Restano tuttavia alcune resistenze: il 31,4% la interpreta soprattutto come una moda, il 31,2% la associa a possibili atteggiamenti di intolleranza verso chi segue altre abitudini alimentari e il 22,1% la giudica potenzialmente dannosa per la salute.
Il Rapporto Italia 2026 evidenzia quindi come l’alimentazione vegetale rappresenti una realtà consolidata nel Paese. Pur restando una scelta minoritaria, vegetarianesimo e veganismo continuano a influenzare il dibattito sui consumi alimentari e riflettono una crescente attenzione degli italiani verso temi che vanno oltre il semplice contenuto del piatto.
Gli italiani e il “free from”
Volenti o nolenti molti italiani rinunciano a derivati animali o accedono al plant based per allergie, intolleranze o scelte personali: oltre a chi preferisce il senza lattosio emerge una categoria di persone che non consuma uova. Il Rapporto Italia 2026 afferma che chi le evita è il 19%; 3,7% lo fa perchè intollerante/allergico e 15,3% per altri motivi.

Di Elisa Orlandotti
Photo credit: AdobeStock
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