La raccolta firme per i referendum contro la caccia sono nel vivo mentre in Italia i fucili tornano a sparare in anticipo. In sedici Regioni la preapertura della stagione venatoria precede infatti di settimane l’avvio ordinario del 20 settembre. Accade mentre prosegue l’iter del DDL caccia “sparatutto” e mentre gli animali selvatici affrontano gli effetti di un’estate segnata da temperature elevate, siccità e incendi.
Il punto non è soltanto emotivo. Caldo e scarsità d’acqua modificano gli habitat, riducono cibo e ripari e aggiungono pressione su popolazioni che devono già adattarsi a condizioni ambientali difficili. Proprio la legge 157/1992 consente alle Regioni di limitare o sospendere la caccia quando intervengono particolari condizioni ambientali, climatiche o altre calamità. Eppure si sceglie di anticiparla.
Caccia in Italia: quanti sono davvero i praticanti?
C’è poi un dato che aiuta a mettere il fenomeno nelle giuste proporzioni. Secondo una ricerca della Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC), nella stagione 2025/26 i cacciatori effettivamente attivi in Italia sono 429.484, il 2,7% in meno rispetto alla stagione precedente.
L’indagine non conta le licenze di porto di fucile, che possono appartenere anche a chi non pratica l’attività venatoria, ma i tesserini rilasciati ai residenti da Regioni e Province autonome. È il documento utilizzato durante la stagione per annotare uscite e animali abbattuti e permette quindi una fotografia più vicina alla pratica reale.
Parliamo di una quota inferiore all’1% della popolazione italiana. Un numero piccolo rispetto all’impatto che le norme sulla caccia producono sulla fauna selvatica e anche su chi possiede un terreno sul quale, in determinate condizioni, oggi un cacciatore può entrare senza chiedere il permesso, facoltà stabilita dall’articolo 842 del Codice Civile (Caccia e pesca).
Referendum contro la caccia: perché firmare e come farlo
È qui che la raccolta firme diventa uno strumento concreto. Sulla piattaforma del Ministero della Giustizia sono presenti due quesiti distinti, quindi servono due sottoscrizioni.
Il quesito 7300000 punta ad abrogare l’articolo 842 del Codice civile, che consente l’accesso dei cacciatori ai fondi privati anche senza il consenso del proprietario, salvo le eccezioni previste dalla legge. Il quesito 7300001 interviene invece sulle norme relative alla tutela degli animali e sulle deroghe collegate all’attività venatoria.
Firmare richiede pochi minuti, non costa nulla e si fa online. Basta entrare nella piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia con SPID o CIE, cercare prima il codice 7300000 e poi il 7300001 e selezionare per entrambi “Sostieni iniziativa”.
La scadenza indicata dai promotori è il 30 settembre e l’obiettivo è raggiungere 500.000 firme per ciascun quesito e, al momento, siamo molto indietro. Non è una petizione simbolica né un semplice “mi piace”: la sottoscrizione serve ad aprire la strada allo strumento con cui i cittadini possono chiedere di intervenire direttamente sulle norme.
Se meno dell’1% della popolazione pratica la caccia, decidere quale spazio debba avere oggi questa attività riguarda anche il restante 99%. E questa volta esprimersi richiede due firme e pochi minuti.

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