La Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) ha emesso una sentenza che riguarda direttamente l’uso di termini tipici dei prodotti a base di carne animale, come “bistecca” o “salsiccia”, per designare prodotti che contengono proteine vegetali.
Dal momento che il diritto dell’Unione Europea prevale sulla normativa nazionale in questo ambito e visto che il Regolamento UE presume che le informazioni fornite conformemente alle norme europee siano sufficienti a proteggere i consumatori, ne deriva che se un prodotto è chiaramente etichettato secondo le norme tutela adeguatamente i cittadini e non può essere vietato l’uso di termini legati alla carne solo perché si tratta di un prodotto vegetale.
Questa decisione mette in luce un punto cruciale: uno Stato membro non può vietare indiscriminatamente l’uso di termini tradizionali associati a prodotti animali se non esiste una denominazione legale specifica. In altre parole, finché i prodotti vegetali sono chiaramente etichettati, i produttori non possono essere limitati nell’uso di nomi che evocano alimenti di origine animale.
In un mercato sempre più orientato verso scelte alimentari vegetali, la sentenza della Corte rappresenta un importante passo verso una maggiore flessibilità per i produttori di alimenti a base vegetale. Al tempo stesso, la CGUE ha ricordato che le autorità nazionali possono intervenire solo se riescono a dimostrare che i consumatori sono effettivamente indotti in errore.
Bistecca e salsiccia vegetali, la situazione in Italia
Questo verdetto apre le porte a una nuova era per le etichette alimentari nei paesi dell’Unione Europea, Italia inclusa per buona pace di Coldiretti.
Con il mercato dei prodotti vegetali in continua crescita, diventa essenziale trovare un equilibrio tra la protezione del consumatore e la promozione di un mercato competitivo; la sentenza, a nostro giudizio equilibrata, chiude al protezionismo spinto della lobby della carne e ma vieta le ambiguità che potrebbero sorgere in possibili singoli casi.
The Good Food Institute Europe commenta la sentenza: “Alla luce della decisione della Corte Europea di oggi, il Governo italiano deve tempestivamente rispettare l’impegno preso con il settore plant based a rivalutare la norma e abolire il divieto di meat sounding”.
L’antefatto
La Francia, attraverso un decreto del governo, aveva cercato di vietare l’uso di questi termini per i prodotti a base di proteine vegetali, anche quando venivano accompagnati da chiarimenti come “vegetale” o “soia”.
Secondo il governo francese, questa misura mirava a garantire la trasparenza dell’informazione alimentare, evitando possibili confusioni per i consumatori. Tuttavia, tale divieto è stato contestato da associazioni come Protéines France, l’Unione Vegetariana Europea e Beyond Meat, le quali hanno sostenuto che la regolamentazione francese fosse in contrasto con il Regolamento UE n. 1169/2011 sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori.

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