Un pizzico di benessere
Per millenni le spezie hanno svolto un ruolo di grande rilevanza per dieta e commercio e oggi, grazie alla crescente attenzione posta sul legame tra dieta e sue implicazioni nella salute, l’interesse nei loro confronti è ulteriormente cresciuto; i numerosissimi fitochimici in esse presenti sono tra le cause principali di questo fenomeno. Le spezie sono infatti un vero e proprio vaso di Pandora di componenti bioattivi ricchi di un potenziale terapeutico elevato, basti pensare che è in corso il loro studio per la prevenzione e la cura delle patologie più diffuse come le malattie cardiovascolari, quelle neurodegenerative e le neoplastiche.
Il pepe
Il pepe nero (Piper Nigrum L.), le cui caratteristiche sono analoghe alle altre cultivar della famiglia delle Piperacee, è una delle più interessanti: è un alimento salutare forte di proprietà antiossidanti, antimicrobiche e gastroprotettive.
Oltre alla più famosa piperina, che svolge una funzione importante nell’analgesia e nel controllo del dolore, contiene un vasto elenco di fitocomposti tra i quali olii volatili, oleoresine e alcaloidi. Recenti ricerche scientifiche ne hanno messo in evidenza il potenziale ruolo contro numerose malattie: esso ha infatti un’attività di scavenging dei radicali liberi che potrebbe essere importante, con altri principi attivi copresenti in questa spezia, nel trattamento chemioterapico e nel controllo della progressione della crescita tumorale. Inoltre, i suoi alcaloidi aiutano e migliorano il funzionamento cerebrale, aumentano l’assorbimento dei nutrienti e aiutano la funzionalità gastrointestinale.
Infine, l’interazione sinergica del pepe nero con diversi farmaci e sostanze nutritive è ormai salita alla ribalta ed è noto che l’uso del pepe nero aiuta a potenziare l’effetto (facilitatore) di alcune molecole quando assunte nello stesso pasto… quale scusa migliore per aggiungerne un pizzico ai nostri piatti?!
Il Sale
Se per il pepe vengono prima alla mente i molti effetti positivi, non altrettanto si può dire del sale, ma a onor del vero non è solo colpa sua! È noto infatti che le patologie cardiovascolari (principale causa di morte e di invalidità anche rispetto a quelle oncologiche) hanno come maggiori fattori di rischio fumo, ipercolesterolemia e ipertensione. Quest’ultima, la più rilevante, è fondamentalmente legata al sale che ne facilita e aggrava l’entità, portandoci verso la patologia cardiovascolare.
Una dieta con troppo sale, indipendentemente dai negativi effetti sulla pressione arteriosa, aumenta il rischio di ictus, di ipertrofia cardiaca, e di patologia renale. L’assunzione di sale è anche legata all’obesità (tra i principali imputati i soft drink, che contengono sodio), alla calcolosi renale, all’osteoporosi e al cancro dello stomaco (per la quale risulta il principale fattore di rischio).
In generale, è dunque importante consumare il sale da cucina con moderazione (meglio se arricchito di iodio, un oligoelemento spesso carente nel suolo). La quantità giornaliera raccomandata per gli adulti dovrebbe essere inferiore ai cinque grammi al giorno; per aiutare il consumatore, gli alimenti sono comunemente suddivisi in: ad alto, medio e basso contenuto di sale e, proprio questi ultimi, tra cui cibi freschi, frutta e verdura sono sempre da privilegiare in una sana alimentazione.
Il sale, a nostra insaputa, è aggiunto in grandi quantità nella maggior parte dei cibi industriali ed è proprio su questa categoria che dovremmo agire per diminuire l’apporto. Alcuni Paesi, per esempio il Giappone, la Finlandia e adesso anche il Regno Unito, ci sono riusciti e potrebbero fare da apripista per tutti gli altri. La vera sfida è proprio quella di arrivare a ridurre il consumo di sale in tutti Paesi: porterebbe un significativo miglioramento della salute generale.
Ma il sale — non in grandi quantità! — è indispensabile in quanto aiuta a migliorare il gusto dei cibi e a mantenerne la freschezza (aiuta a preservare gli alimenti impedendo lo sviluppo di batteri e muffe). Inoltre, aiuta a regolare l’equilibrio idrico nel corpo e a prevenirne la disidratazione.
… come sempre in medio stat virtus!
di Ettore Pelosi
Articolo tratto da FV magazine 62
Un pizzico di benessere
Per millenni le spezie hanno svolto un ruolo di grande rilevanza per dieta e commercio e oggi, grazie alla crescente attenzione posta sul legame tra dieta e sue implicazioni nella salute, l’interesse nei loro confronti è ulteriormente cresciuto; i numerosissimi fitochimici in esse presenti sono tra le cause principali di questo fenomeno. Le spezie sono infatti un vero e proprio vaso di Pandora di componenti bioattivi ricchi di un potenziale terapeutico elevato, basti pensare che è in corso il loro studio per la prevenzione e la cura delle patologie più diffuse come le malattie cardiovascolari, quelle neurodegenerative e le neoplastiche.
Il pepe
Il pepe nero (Piper Nigrum L.), le cui caratteristiche sono analoghe alle altre cultivar della famiglia delle Piperacee, è una delle più interessanti: è un alimento salutare forte di proprietà antiossidanti, antimicrobiche e gastroprotettive.
Oltre alla più famosa piperina, che svolge una funzione importante nell’analgesia e nel controllo del dolore, contiene un vasto elenco di fitocomposti tra i quali olii volatili, oleoresine e alcaloidi. Recenti ricerche scientifiche ne hanno messo in evidenza il potenziale ruolo contro numerose malattie: esso ha infatti un’attività di scavenging dei radicali liberi che potrebbe essere importante, con altri principi attivi copresenti in questa spezia, nel trattamento chemioterapico e nel controllo della progressione della crescita tumorale. Inoltre, i suoi alcaloidi aiutano e migliorano il funzionamento cerebrale, aumentano l’assorbimento dei nutrienti e aiutano la funzionalità gastrointestinale.
Infine, l’interazione sinergica del pepe nero con diversi farmaci e sostanze nutritive è ormai salita alla ribalta ed è noto che l’uso del pepe nero aiuta a potenziare l’effetto (facilitatore) di alcune molecole quando assunte nello stesso pasto… quale scusa migliore per aggiungerne un pizzico ai nostri piatti?!
Il Sale
Se per il pepe vengono prima alla mente i molti effetti positivi, non altrettanto si può dire del sale, ma a onor del vero non è solo colpa sua! È noto infatti che le patologie cardiovascolari (principale causa di morte e di invalidità anche rispetto a quelle oncologiche) hanno come maggiori fattori di rischio fumo, ipercolesterolemia e ipertensione. Quest’ultima, la più rilevante, è fondamentalmente legata al sale che ne facilita e aggrava l’entità, portandoci verso la patologia cardiovascolare.
Una dieta con troppo sale, indipendentemente dai negativi effetti sulla pressione arteriosa, aumenta il rischio di ictus, di ipertrofia cardiaca, e di patologia renale. L’assunzione di sale è anche legata all’obesità (tra i principali imputati i soft drink, che contengono sodio), alla calcolosi renale, all’osteoporosi e al cancro dello stomaco (per la quale risulta il principale fattore di rischio).
In generale, è dunque importante consumare il sale da cucina con moderazione (meglio se arricchito di iodio, un oligoelemento spesso carente nel suolo). La quantità giornaliera raccomandata per gli adulti dovrebbe essere inferiore ai cinque grammi al giorno; per aiutare il consumatore, gli alimenti sono comunemente suddivisi in: ad alto, medio e basso contenuto di sale e, proprio questi ultimi, tra cui cibi freschi, frutta e verdura sono sempre da privilegiare in una sana alimentazione.
Il sale, a nostra insaputa, è aggiunto in grandi quantità nella maggior parte dei cibi industriali ed è proprio su questa categoria che dovremmo agire per diminuire l’apporto. Alcuni Paesi, per esempio il Giappone, la Finlandia e adesso anche il Regno Unito, ci sono riusciti e potrebbero fare da apripista per tutti gli altri. La vera sfida è proprio quella di arrivare a ridurre il consumo di sale in tutti Paesi: porterebbe un significativo miglioramento della salute generale.
Ma il sale — non in grandi quantità! — è indispensabile in quanto aiuta a migliorare il gusto dei cibi e a mantenerne la freschezza (aiuta a preservare gli alimenti impedendo lo sviluppo di batteri e muffe). Inoltre, aiuta a regolare l’equilibrio idrico nel corpo e a prevenirne la disidratazione.
… come sempre in medio stat virtus!
di Ettore Pelosi
Articolo tratto da FV magazine 62
Tre curiosità sul pepe
1 – Il pepe nero contiene il terpene beta-cariofillene una molecola in grado legare e attivare il recettore CB2 del sistema endocannabinoide e di produrre effetti rilassanti e lenitivi.
2 – Il pepe è una spezia molto amata dai nutrizionisti in quanto accelera il metabolismo e aiuta a bruciare calorie.
3 -Il pepe forte, come quello di Cayenna, può causare bruciore e dolore in parti del corpo molto intime, se consumato in quantità eccessive!
Una curiosità sul sale
Il sale è un conservante efficace in quanto aiuta a prevenire la crescita batterica: attraverso il processo di salatura si copre il cibo con il sale, che riduce la disponibilità di acqua ai batteri e impedisce loro di crescere e moltiplicarsi.
Sale ed etichette
di Redazione
Ogni anno l’Osservatorio Immagino ci rende la fotografia dell’andamento dei consumi attraverso la lettura delle etichette dei prodotti alimentari, osservando per quanti prodotti sono scelti i diversi claim per far colpo sul cliente e come vanno le vendite.
Tra le diverse indicazioni prese in analisi che riguardano il settore salutista Free From ci sono anche quelle riguardanti il sale, normate dal regolamento europeo (Reg. CE 1924/2006): “A basso contenuto di sodio/sale” vuol dire non più di 0,12 g di sodio o un valore equivalente di sale per cento grammi o cento millilitri di prodotto e “Senza sale” non più di 0,005 g di sodio o un valore equivalente di sale per cento grammi o cento millilitri; non viene considerato dall’Osservatorio Immagino “A bassissimo contenuto di sodio/sale” (il prodotto contiene non più di 0,04 g di sodio o un valore equivalente di sale per cento grammi o cento millilitri), forse perché scarsamente usata. Una precisazione: parliamo di cibi o bevande in quanto le acque possono ricadere sotto altre normative.
Nel dodicesimo dossier dell’Osservatorio Immagino, dunque, sono presi in considerazione i dati dell’anno terminante a giugno 2022: gli alimenti con indicazione di ridotto contenuto o senza sale con una scritta evidente sul pack sono solo lo 0,7% di quelli esaminati e sono stati acquistati lo 0,7% in meno rispetto all’anno prima (quando era già in calo dello 0,5%), pur essendo spinti dalle promozioni. Il “senza sale”, in particolare, riguarda 555 prodotti, principalmente derivati animali come formaggi e affettati, che sono tra le categorie che ne contengono maggior quantità (per 100 grammi il Parmigiano ne contiene ben 1,6 grammi, il prosciutto crudo supera i quattro grammi); il claim è in aumento nel settore degli omogeneizzati. I dati analizzati ci fanno pensare che la prevenzione in quest’ambito specifico è purtroppo ancora trascurata.
Per altre notizie relative al mondo Benessere, visitate la sezione dedicata. E per rimanere sempre aggiornati sul tema Ambiente e Salute, date un’occhiata al sito del Ministero della Salute e Fondazione Umberto Veronesi.


